la danza e la musica:

 

 accenni di storia e curiosità

 

a cura di Lorena Piaia

 

 

La Danza Orientale

 

Non è facile parlare delle origini della Danza Orientale. Le più antiche testimonianze di danza come rituale sacro si trovano nelle pitture rupestri del Paleolitico, ma è probabilmente nel periodo Neolitico e nella nascita del culto della Dea Madre, diffuso in tutto il Medioriente, che si trova la prima forma di danza con movimenti che imitano il momento del parto o l’atto sessuale. Il ventre della donna era considerato sacro in quanto “creatore” di nuova vita e quindi strettamente legato ai ritmi e ai cicli di morte e rinascita della Terra.

 Danzatori egizi

 

Testimonianze dell’importanza della danza come rituale sacro le troviamo in Egitto nel 3800 ac, con il ritrovamento di statuine e ceramiche raffiguranti danzatrici.

La Dea Madre prende il nome di Ishtar (o Inanna) nella civiltà assiro-babilonese, si chiama Iside in Egitto.

La danza è presente come rituale sacro nelle cerimonie funerarie, nei “Testi delle piramidi, incisi in alcune stanze sotterranee di alcune piramidi di Saqqara.

 Danzatrici, tomba di Nebamun, Thebe

 

Il greco Pausania parla di una danza praticata dalle sacerdotesse del tempio di Artemide, ad Efeso, durante le cerimonie sacre, dove si compiono rotazioni di bacino. Tale danza era chiamata “kordax”.

 

Attraverso i secoli la danza abbandona quella che è la sua veste rituale, per divenire pura forma di divertimento. Numerose sono le testimonianze di gruppi di danzatrici e danzatori professionisti che allietavano i banchetti dei nobili e dei re nell’antica Grecia.

La Danza Orientale subisce notevoli influenze da parte dei popoli che attraversano e dominano l’Egitto nei secoli a venire.

 

 

 Interno dell’harem. T.Allom 1860

 

 

 

 

Nelle corti dell’impero ottomano la danza si fa più raffinata e nasce la figura dell’awlim, dall’arabo “alema” che significa donna istruita.

Le awlim sapevano danzare e cantare, erano musiciste e componevano anche versi poetici. Si esibivano solo in ambienti sociali molto elevati e negli Harem, gli ambienti destinati solo alle donne.

Le awlim, o almee, sono state descritte anche dagli scrittori e viaggiatori francesi durante la dominazione napoleonica sull’Egitto, ma erano spesso confuse con le gawazee, le zingare egiziane, che non si esibivano  sicuramente in luoghi raffinati, ma nelle strade del Cairo. A loro si deve sicuramente l’aver mantenuto in vita la tradizione folkloristica egiziana.

La diffusione della Danza Orientale negli Stati Uniti avviene dopo il 1893, quando, alla Fiera di Chicago una danzatrice di nome Little Egypt incantò tutto il pubblico con la sua danza. Si parlò per la prima volta di “bellydance” e la sua diffusione crebbe in breve tempo. La “danza del ventre” era l’imitazione preferita tra gli artisti dei cabaret, che arricchirono i loro corpetti con lustrini e perline. Anche al Cairo l’influenza hollywoodiana si fa sentire. Nel 1930 nasce il “casinò Badia”, locale su modello dei cabaret occidentali, voluto dalla danzatrice-coreografa Badia Masabni, dove si esibiranno molte tra le danzatrici egiziane più famose, come Samya Gamal e Tahya Carioca.

  Samya Gamal              Tahya Carioca

 

Tra gli anni ’60, ’70 nascono in Egitto varie scuole di danza finanziate dal governo. Nel 1956 il danzatore-coreografo Mahmoud Reda fonda la compagnia teatrale “Reda Troupe”, portando nei più famosi teatri del mondo la tradizione del folklore egiziano, contribuendo così alla diffusione della Danza Orientale. Alcuni dei più noti danzatori coreografi odierni sono stati allievi del Maestro Reda, considerato a pieno titolo il “pioniere” della danza egiziana nel mondo.

 

 

 

 

Mahmoud Reda

 

 

Oggi la Danza Orientale è molto diffusa anche in Europa dove, accanto al valore artistico, si sono scoperti anche i numerosi benefici psico-fisici che i movimenti della danza apportano.

 

 

Gli stili della Danza Orientale

 

 

Potremmo dire che gli stili della Danza Orientale sono principalmente tre:

lo stile Sha’bi, il Balady e lo stile Sharki.

 

 

Lo stile Sha’bi.

 

Lo stile Sha’bi raggruppa le danze rurali provenienti dalle diverse regioni dall’Alto e del Basso Egitto. La più importante è sicuramente la danza “tahib” o Saidi, la danza del bastone, proveniente dalla regione del Said, nell’Alto Egitto.

E’ una danza prettamente maschile, caratterizzata dalla simulazione di una lotta con i bastoni. Solo in epoca recente l’uso del bastone è stato introdotto anche nella danza femminile.

La danza Sha’bi era ed è tuttora la danza delle feste e dei riti delle popolazioni rurali, dove è forte l’attaccamento alla terra. Sono danze di gruppo, i passi sono semplici e i piedi ben saldi al terreno, con i talloni che si staccano di poco dal suolo e dove è predominante l’uso del bacino.

Tra gli strumenti musicali tipice della tradizione popolare egiziana troviamo gli strumenti a percussione (tabla), come la darbukka, il req, tamburello a cornice con i cimbalini, e strumenti a fiato come il nay, il flauto di canna, l’arghool, flauto a doppia canna che può essere anche di grandi dimensioni e il mizmar, di forma conica, in legno tornito.

Anche i cimbali fanno parte della tradizione folkloristica egiziana. Vengono chiamati zagat o zigat, e accompagnano le danze delle Gawazee, le danzatrici zingare egiziane.

 

Il costume tipico dello stile Sha’bi consiste in una tunica sobria, con una fusciacca legata ai fianchi e il velo che ricopre il capo. Più colorato è l’abbigliamento delle Gawazee e delle popolazioni del deserto, dove i costumi sono spesso arricchiti di monili e monetine in argento.

 

 

 

Lo stile Balady.

 

Il Balady nasce all’inizio del XX secolo, durante il protettorato britannico sull’Egitto (1882-1922), sulla spinta delle migrazioni delle popolazioni rurali verso le grandi città, in cerca di lavoro e di una vita migliore.

Trova la sua massima espressione nei sobborghi del Cairo, precisamente in Muhammed Alì Street, la strada che portava dalla fortezza al centro della città (piazza Azbakia), fatta costruire dall’omonimo governatore egiziano nel 1845 e che, qualche decennio più tardi, vede fiorire l’attività di numerosi artisti e musicisti.

Nato dal retaggio della tradizione rurale ed “adattato” alla nuova vita cittadina, lo stile Balady subisce l’influenza delle musica occidentale come il Jazz e il Blues, introducendo anche nuovi strumenti musicali come la fisarmonica, il clarinetto, il saxofono e più recentemente la tastiera, a fianco degli strumenti musicali tipici della musica egiziana come darbukka, nay e mazhar.

Il Balady è uno stile sofisticato, introspettivo e malinconico, che riflette l’impatto con la città e la nostalgia per la vita sicuramente più dura ma meno caotica delle zone rurali.

La danza si fa più contenuta nei suoi movimenti, c’è un minore uso dello spazio, lasciando la parte melodica a movimenti come gli otto, le ondulazioni e i cerchi.

La caratteristica principale del Balady è l’improvvisazione, sia dei singoli strumenti che della danzatrice, che così può esprimere gli stati d’animo e i sentimenti evocati dalla musica.

Viene così introdotto il taqsim balady, l’assolo improvvisato della danzatrice su un singolo strumento musicale; nasce quindi il concetto di danzatrice solista, figura finora inesistente, visto che le danze Sha’bi erano per lo più di gruppo.

Negli anni successivi viene stabilita la struttura musicale, lo stile e la forma del Balady suddivisa in dieci parti, chiamata achra balady .

L’abito tipico della danza Balady è una tunica piuttosto aderente confezionata in uno speciale tessuto chiamato “tilly”, con degli spacchi laterali per permettere il movimento. Sui fianchi una fusciacca e sulla testa, come per le danze Sha’bi, un velo.

 

 

 

Lo stile Sharki.

 

Lo stile Sharki affonda la sue radici nella danza colta delle Almee, donne istruite nell’arte della musica, del canto, della poesia e della danza appunto, che intrattenevano gli ospiti nelle corti ottomane e nelle case dei ricchi.

E’ lo stile più raffinato e ha subito notevole influenza dalla danza classica occidentale, grazie al contributo portato dalle danzatrici e coreografe russe negli anni ’20 in poi. Nel 1930, la danzatrice di origine libanese Badia Masabni fonda al Cairo il Casinò Badia, su modello dei locali in voga in occidente, dove si esibiranno tra l’altro molte delle danzatrici più famose come Samya Gamal e Tahya Carioca. L’influenza hollywoodiana si fa sentire anche nella forma dei costumi usati per lo stile Sharki. Il corpetto e la cintura si riempiono di paillettes e perline e il ventre è lasciato scoperto. Viene introdotto anche l’uso del velo di grandi dimensioni e per la prima volta si parla di sequenze coreografiche, mentre finora la danza era improvvisata.

Nello stile Sharki vi è un maggior uso dello spazio, i piedi si staccano dal terreno, la braccia accompagnano la danza con movimenti ampi.

La musica si arricchisce di strumenti musicali ad arco che fanno parte della tradizione musicale occidentale, come i violini. Il gruppo musicale di pochi elementi delle danze folkloristiche e balady diventa un’orchestra.

 

Strumenti musicali

 

Strumenti a corda

 

UD:

letteralmente significa legno. E’ sicuramente lo strumento musicale più noto e caratteristico della tradizione musicale araba. Deriva da uno strumento ben più antico, di origine persiana, chiamato “barbat”. Il numero di corde parte da una base di quattro fino ad arrivare anche a 6 corde, cinque delle quali doppie più una singola.

 

QANUN:

è il secondo strumento musicale come importanza dopo l’ud. E’ una specie di cetra con 72 corde in gruppi di tre, realizzato in legno e ottone e di forma trapezoidale.

 

 

RABABA: è un liuto ad arco con puntale ed il nome deriva da persiano “revave” che significa strumento dal suono triste. Alcuni rababa hanno la cassa in noce di cocco.

 

 

 

Strumenti a fiato

 

NAY:

la sua origine risale all’epoca faraonica. E’ un flauto ricavato dalla canna, pianta che cresce lungo il Nilo. Può essere lungo dai 37 agli 80 centimetri ed ha 6 fori di fronte e uno sul retro.

 

ARGHOOL: è un doppio flauto con due canne di diversa lunghezza una dall’altra, dal suono melanconico, anch’esso di origine antichissima.

 

 

 

MIZMAR:

o “zurna”, è una specie di oboe in legno tornito con 7 fori frontali e uno laterali. E’ uno strumento tipico del folklore egiziano.

 

 

 

 

 

 

Strumenti a percussione

 

 

Darbuka:

è un tamburo a calice, il cui fusto può essere in legno o terracotta. Sulla bocca viene tesa una pelle di pesce trattata. Attualmente viene costruita in alluminio e plastica, materiali più resistenti all’umidità.

 

REQ:

è un tamburello con piattini di metallo, ricoperto in pelle di pesce.

 

 

DUFF: tamburello con dimensioni che variano dai 30 ai 50 centimetri, senza piattini.

 

MAZHAR: tamburello a cornice con piattini metallici.